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ART. 492 BIS CPC: la ricerca telematica dei beni da pignorare è operante anche in assenza dei decreti attuativi

di Laura Biondani

Tra le innovazioni apportate dal D.L. n. 132/2014 (convertito in Legge 10.11.2014, n. 162) particolare rilievo assume quella di cui all’art. 492 bis c.p.c., disposizione che istituisce la “Ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare“, strumento che potrebbe rivelarsi particolarmente utile per soddisfare le pretese, spesso deluse, dei creditori.

Dall’11 dicembre 2014 – data di entrata in vigore della nuova norma – il creditore che intende procedere ad esecuzione forzata, può proporre istanza al presidente del tribunale nella cui circoscrizione il debitore ha la propria residenza, domicilio, dimora o sede, affinché autorizzi l’ufficiale giudiziario competente a ricercare telematicamente i beni da pignorare, collegandosi alle diverse banche dati della Pubblica Amministrazione.

Tale istanza deve contenere, oltre alle generalità complete delle parti, la procura alle liti per il difensore e l’indicazione dei titoli sui quali si fonda il credito, anche l’indirizzo di posta elettronica ordinaria (questa è una novità assoluta), il numero di fax e l’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore.

La procedura esecutiva, quindi, andrà iscritta a ruolo corredata dal titolo esecutivo e dall’atto di precetto, al fine di consentire al presidente del tribunale, o al giudice dallo stesso delegato, di verificare il diritto di parte istante a procedere ad esecuzione forzata.

Una volta ottenuta l’autorizzazione, l’ufficiale giudiziario può accedere in via telematica, diretta e gratuita, ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni, ovvero ai seguenti archivi informatici:

Al termine delle operazioni di ricerca, l’ufficiale giudiziario redige un processo verbale nel quale sono indicate le banche dati interrogate e le relative risultanze. Se sono stati individuati beni da pignorare l’Ufficiale Giudiziario notifica al debitore il pignoramento con l’obbligo di consegna del bene entro dieci giorni, completo dei documenti di proprietà e con nomina dello stesso debitore a custode per il periodo predetto. Scaduto il termine dei dieci giorni, il bene pignorato deve essere consegnato all’Istituto Vendite Giudiziarie (IVG) competente che ne diventa custode: il tutto avviene dopo l’eseguita trascrizione nei pubblici registri.

Se sono individuati dei crediti del debitore (o beni di quest’ultimo che sono nella disponibilità di terzi) l’ufficiale giudiziario notifica d’ufficio al debitore e al terzo il verbale, contenente l’indicazione del credito per cui si procede, del titolo esecutivo e del precetto, dell’indirizzo di PEC di cui al primo comma, del luogo in cui il creditore ha eletto domicilio o ha dichiarato di essere residente, dell’ingiunzione, dell’invito e dell’avvertimento al debitore (art. 492 c.p.c. introdotto dalla Legge n. 162 del 10.11.2014), nonché l’intimazione al terzo di non disporre delle cose o delle somme dovute (art. 546 c.p.c.).

E’ previsto, altresì, qualora le strutture tecnologiche atte a consentire gli accessi all’ufficiale giudiziario non fossero funzionanti, che il creditore possa – sempre previa autorizzazione del presidente del tribunale ex art. 492 bis c.p.c. – ottenere direttamente dai gestori delle banche dati le informazioni nelle stesse contenute (art. 155 quinquies disp.att. c.p.c.). Non è dato comprendere, né è altrimenti specificato, se l’accesso diretto del creditore sarà anch’esso gratuito o meno.

È bene precisare però che mancando a tutt’oggi i decreti attuativi, lo strumento della ricerca telematica dei beni da pignorare non è ancora operativo.

Tuttavia il D.L. 83/2015 prevede, senza che sia necessario attendere i decreti stessi, un accesso autonomo alle banche dati per cercare i beni del debitore. Pertanto, su autorizzazione del presidente del tribunale, il creditore può consultare direttamente le banche dati delle pubbliche amministrazioni per cercare i beni del debitore da pignorare, senza l’intervento degli ufficiali giudiziari.