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FAMIGLIA. Cessione della casa coniugale e agevolazioni “prima casa”.

di Elisa Benetazzo

In base a quanto stabilito dalla sezione tributaria della Corte di Cassazione con la sentenza n. 5356 del 17 febbraio 2016 il coniuge che, in esecuzione di un accordo di separazione coniugale, trasferisca all’altro coniuge la proprietà di un’abitazione comprata da meno di cinque anni con le agevolazioni concesse per la prima casa, non perde qualora acquisti un nuovo immobile la possibilità di usufruire nuovamente di tali benefici, anche se l’acquisto avviene oltre un anno dopo la cessione dell’immobile adibito a casa coniugale.

Nel caso trattato dalla sentenza sopra citata, l’Amministrazione Finanziaria emetteva avviso di liquidazione, ritenendo il contribuente decaduto dall’agevolazione “prima casa” in seguito all’attribuzione al coniuge in sede di separazione consensuale della casa coniugale.

Il contribuente proponeva ricorso avverso il sopra indicato provvedimento dapprima alla Commissione Tributaria Provinciale ed in seguito avanti alla Commissione Tributaria Regionale, non ottenendo però l’accoglimento delle proprie pretese.

Il caso veniva così sottoposto al vaglio della Suprema Corte, la quale dava atto dell’esistenza di due orientamenti contrapposti.

 Il primo, più favorevole al fisco, secondo il quale la cessione dell’immobile all’ex coniuge, a seguito di separazione consensuale, doveva essere considerato un atto volontario e come tale assimilabile a un normale contratto di vendita.

Secondo tale orientamento pertanto il trasferimento dell’immobile non seguito dall’acquisto di una nuova abitazione comportava la perdita delle agevolazioni fiscali “prima casa”, di cui lo stesso aveva beneficiato per comprare l’immobile ceduto, con conseguente diritto per l’Agenzia delle Entrate di recuperare le imposte dovute.

 La Corte ha tuttavia sposato la seconda tesi più favorevole al contribuente: l’attribuzione al coniuge della proprietà della casa coniugale, in adempimento di una condizione inserita nell’atto di separazione consensuale, non costituisce una vendita dell’immobile rilevante ai fini della decadenza dei benefici “prima casa”, bensì solo una modalità di utilizzo dello stesso per la migliore sistemazione dei rapporti tra i coniugi in vista della cessazione della loro convivenza.

Sarebbe del resto iniquo privare il coniuge cedente del bonus prima casa: egli, dopo aver perduto l’abitazione, sarebbe costretto al pagamento delle maggiori imposte ordinarie e delle relative sanzioni ove non sia in grado di riacquistare un altro alloggio entro il termine legale di un anno, il tutto con l’irragionevole conseguenza di ostacolare, piuttosto che favorire, la composizione dei rapporti familiari in crisi.

Del resto, nel trasferimento dell’immobile all’ex coniuge in attuazione dei patti di separazione non è configurabile alcun intento speculativo non avendo il proprietario conseguito alcuna somma da reimpiegare per l’acquisto di una casa nuova.