LAVORO. Sicurezza e responsabilità dell’ente per omicidio colposo o lesioni colpose

di Luca Franceschet

La Cassazione Penale, nella sentenza n. 2544/2016 emessa dalla IV sezione il 21 gennaio 2016,  si è pronunciata in una caso di infortunio mortale sul lavoro condannando l’amministratore unico e il direttore tecnico della società (operante nel settore edilizia) per omicidio colposo nonché dichiarando altresì la società, in persona del legale rappresentante, responsabile dell’illecito amministrativo di cui all’art. 25septies del D lgs. N. 231/01, concessa la riduzione della sanzione ex art. 12 comma 2 lett. a) dello stesso decreto, comminando la sanzione amministrativa pecuniaria di Euro 80mila.

La Cassazione, nella citata sentenza, ha affermato che nei reati colposi d’evento, «il finalismo della condotta prevista dall’art. 5 D. Lgs. 231701 è compatibile con la non volontarietà dell’evento lesivo, sempre che si accerti che la condotta che ha cagionato quest’ultimo sia stata determinata da scelte rispondenti all’interesse dell’ente o sia stata finalizzata all’ottenimento di un vantaggio per l’ente medesimo».

Il requisito dell’interesse dell’ente (sancito dall’art. 5 d.lgs. n. 231/2001) sussiste anche in conseguenza a scelte dettate dall’obiettivo di risparmiare sui costi con la mancata adozione della disciplina antinfortunistica. Il vantaggio conseguito dalla società, invece, è rappresentato dal contenimento della spesa e una massimizzazione del profitto.

Per quanto interessa, la Corte di legittimità non ha condiviso la tesi della società in base alla quale l’illecito in capo all’ente sarebbe stato escluso in quanto la condotta del legale rappresentante non sarebbe stata tenuta al fine di conseguire un vantaggio dell’ente sociale.

La Corte Suprema, al contrario, afferma che la responsabilità della società avrebbe potuto essere esclusa solo dando dimostrazione di aver adottato il modello organizzativo e la vigilanza sulla sua applicazione da parte di un organismo autonomo.

L’adozione del modello organizzativo e la nomina dell’Organismo di Vigilanza costituiscono altresì quegli elementi di compliance idonei ad evitare la sussistenza della colpa organizzativa che costituisce elemento soggettivo dell’illecito contestato alla società.