PROCEDURE CONCORSUALI

MODIFICHE ALLA LEGGE FALLIMENTARE

Con l’entrata in vigore della L. 30 luglio 2010, n. 122, che ha convertito in legge con modificazioni il D.L. 31 maggio 2010, n. 78, sono state apportate dal legislatore alcune significative modifiche alla legge fallimentare. Tra queste vi sono le seguenti.

A) E’ ora prevista la prededucibilità, a determinate condizioni:

i) dei crediti derivanti da finanziamenti in qualsiasi forma effettuati da banche e intermediari finanziari, in esecuzione di un concordato preventivo ovvero di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato, ovvero in funzione della presentazione della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo o della domanda di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti.

ii) dei finanziamenti effettuati dai soci, fino a concorrenza dell’ottanta per cento del loro ammontare;

iii) dei compensi spettanti al professionista incaricato di predisporre la relazione di cui agli articoli 161, terzo comma, 182-bis, primo comma (cfr. art. 182 quater L.F.).

B) La possibilità per l’imprenditore di richiedere al tribunale che sia inibito ai creditori di iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive anche nel corso delle trattative e prima della formalizzazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti. Per ottenere tale risultato, l’imprenditore deve depositare presso il tribunale competente una proposta di accordo nella quale sia attestato che sono in corso trattative con i creditori che rappresentano almeno il sessanta per cento dei crediti. La proposta deve essere corredata da una dichiarazione di un professionista che confermi l’idoneità della proposta ad assicurare il regolare pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative. L’istanza è pubblicata nel registro delle imprese e produce l’effetto del divieto di inizio o prosecuzione delle azioni esecutive e cautelari, nonché del divieto di acquisire titoli di prelazione, se non concordati, dalla data della pubblicazione. Successivamente il tribunale valuterà la sussistenza, o meno, delle condizioni previste dalla legge e, in caso di accoglimento dell’istanza, assegnerà un termine di sessanta giorni per il deposito dell’accordo di ristrutturazione (cfr art. 182 bis c. VI e ss).

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Tali disposizioni sono tese a risolvere due delle problematiche più ardue che hanno dovuto affrontare gli imprenditori ed i professionisti nella fase di avvio delle composizioni concordate della crisi: l’ottenimento di prestiti (finanziamenti ponte) e, nel caso degli accordi di ristrutturazione, l’impossibilità di impedire, nel corso delle trattative, l’iscrizione di privilegi da parte dei creditori più rapidi o più aggressivi.

(Avv. Alessandro Bellofiore)